FLAVIA MACCELLI

Osservando le opere di Dina Cangi percepiamo forme che emergono dal profondo della terra come se uscissero a cercare una luce che alla fine trovano, abbagliante, nel più completo silenzio.
Esse sembrano nascere spontanee dalla mano della pittrice soltanto evocate da lei, in preda ad un sereno abbandono. Spesso basta che i colori siano diversi per dare sembianze nuove alle stesse forme ricordando paesaggi nuovi. Sì, forse la sensazione che più spesso comunicano queste opere è che si tratti di paesaggi abbandonati in cui l'uomo non ha lasciato alcuna impronta e che si presentano a noi popolati ora da relitti di un mondo subacqueo, ora da resti di civiltà bruciate dal sole e dal tempo. In ogni caso questi paesaggi sembrano aver conosciuto già da millenni il calore del sole o il fresco della luna, e per la loro lunga esposizione alla storia ci abbagliano con una luce magnetica ed indelebile alla nostra immaginazione. Noi siamo stimolati a viaggiare in questa era, in questi luoghi che non capiamo se siano della memoria o del futuro e che offrono una fuga e un rifugio a chiunque voglia sentirsi in esilio volontario dal caos o dal quotidiano o da tutte le forme riconoscibili dell'arte.
Sappiamo bene che se di luoghi vogliamo parlare si tratta di luoghi interiori dato che nelle opere di Dina Cangi anziché trovare paesaggi fisiamente esistenti dovremmo vedere piuttosto simboli, meditazioni e visioni interiori dell'artista.
La gamma cromatica è scelta sapientemente di volta in volta a formare sempre composizioni raffinate, sia che si tratti di gradazioni di rosso come ricordo di combustioni, deflagrazioni, incandescenze, sia che siano gli azzurri a predominare, come ombre notturne, bagliori lunari, oppure oggetti abbandonati in fondo ad un acquario. Talvolta troviamo anche atmosfere più pacate con gialli di maree dorate, di deserti o di lagune dagli specchi d'acqua incantati.
Quello che è sempre costante è la scelta delle forme poste in primo piano che si sviluppano come per stratificazioni successive con sottofondi di luce che danno loro rilievo e contribuiscono ad inserirle nello spazio: questi a volte sembrano strati di nubi oppure cieli squarciati dalla luce di un sole incandescente; altre volte sono semplicemente delle atmosfere create da gradazioni di colore che viene sfumato in passaggi tonali morbidi e indefiniti. Grazie anche alla composizione bilanciata, equilibrata nei toni e nei volumi che ne risulta, l'impronta delle sensazioni offerte dalle opere di Dina Cangi rimane segnandoci l'anima con una serenità ed un'armonia che spesso perseguiamo a lungo.