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La
pittura di Dina Cangi rimane costantemente in bilico tra due dimensioni:
quella della realtà, dimensione muta ed immobile, e quella
del sogno che tende a spezzare visivamente la quiete. Certo è
che nonostante la palese ricerca di un ordine compositivo, di
un essetto logico che regoli i rapporti tra e un elemento e l'altro
della composizione, al di sotto della crosta dell'apparenze materica,
nel disordine magmatico ed indefinio del suo immaginario fantastico,
c'è vita nelle opere di Dina Cangi. Un impeto creativo
volontariamente placato ma palpabile in tutta la sua irruena e
la sua violenza. La pittura dell'artista toscana penetra nelle
profondità più nascoste ed insondabili dell'animo
umano. La ricchezza più o meno riconoscibile è quella
lontana, imprecisa immaginaria del sogno. I soggetti dei suoi
dipinti si manifestano ora nel loro nitore, ora avvolti da atmosfere
brumose, quasi liquide che ne sfumano i contorni, ne smorzano
i contrasti cromatici, ne mettono in rilievo, attraverso una delicata
quanto precisa modulazione, senza bruschi cambiamenti tonali,
il passaggio dalle ombre alla luce.
Guardare le opere di questa artista è come togliere lentamente
un velo dalla superficie del mondo, come soffiare via lo srato
di polvere dagli oggetti riportandone di nuovo in vita le sembianze
in tutta la loro limpidezza. L'universo di Dina Cangi non è
fatto però solo di luce ed ombra ma anche di materia. Una
materia che si impone in tutta la sua consistenza plastica e in
tutta la sua umana e corruttibile fisicità. Una materia
che l'artista plasma, trasforma ed arricchisce con la complicità
delle tecniche più varie e dei materiali più diversi.
Così il senso di ambiguità, di mistero, di perenne
scontro-incontro tra il mondo dello spirito e quello della materia.,
che pervade simbolicamente le opere dell'artista aretina, si traducono
figurativamente e pittoricamente in immagini eteree quanto pregnanti,
indefinite quanto corporee, oniriche quanto reali Icone che appartengono
a mondi lontanti nel tempo e nello spazio: maschere arcaiche che
provengono da epoche e luoghi remoti, brandelli di paesaggio avvolte
in nebbie surreali, pagine di poesia bruciate, invecchiate, vissute
dal tempo. Il tutto accompagnato dadal calore e dal magico incanto
di musiche ancestrali, visibili, palpabili ma mute. Musiche da
leggere e da toccare ma non da ascoltare.
Il mondo di Dina Cangi è invaso dal silenzio. O forse sono
gli oggetti, con la loro prepotente fisicità, ad invadere
questa visione che essa ci offre e che ne è metafora eloquente
ed inequivocabile. Le immagii talvolta ricorrenti dei suoi dipinti
rappresentano icone di un immaginario comune che viene continuamente
elaborato e reinventato sotto gli stimoli di una accurata quanto
fantasiosa ricerca stilistica e cromatica. |